Santa Gianna Beretta Molla   

Una campionessa della fede (*)   

Gianna Beretta Molla

La scelta dell'amore

Una scelta eroica come quella di tante mamme che l'hanno preceduta in cielo senz'essere canonizzate qui in terra. Ma a dare la corona dei santi a Gianna Beretta Molla non è stato solo quel gesto, bensì tutta una vita spesa all'insegna dell'amore cristiano, con l'ammirevole dedizione agli ammalati, nella sua professione medica, l'intemerata vita di sposa e di madre. Una quotidianità santificata nel segno del sacramento dell'amore cristiano che può anche stupirci, come la vicenda dei due recenti beati, i coniugi Beltrame, o la corona del martirio data alla piccola santa delle paludi pontine, la dodicenne Maria Goretti, il cui esempio è sempre più attuale, dati i tempi di facili cedimenti sul fronte della castità.

A stupirsi della corona di gloria, con cui la Chiesa il 16 maggio 2004 ha solennemente cinto il capo di Gianna, è stato lo stesso marito, Pietro Molla, ingegnere, ora novantenne, che ha confidato: "Non mi sono mai reso conto di vivere accanto a una santa. Gianna era una donna gioiosa, felice, che amava fa famiglia e la sua professione di medico, amava la casa, la musica, il teatro, i fiori, la montagna". Dunque una donna che non è difficile incontrare, magari in un grande e rumoroso caseggiato condominiale. Ma senza quella scelta dettata dall'amore, per cui si è capaci di donare anche la vita, Gianna probabilmente non sarebbe stata indicata all'imitazione e alla venerazione dell'intero popolo di Dio.

Andiamo a ritroso in questa vicenda dolorosa e gloriosa. Messa davanti all'alternativa (“o tu o lei" le dissero i medici) Gianna preferì la vita della bimba che portava in grembo. La diagnosi del suo male non lasciava altra scelta: l'asportazione del fibroma all'utero avrebbe causato la morte della sua creatura, quella che ora porta il suo nome, Gianna Emanuela, oggi quarantaquattrenne, ed esercita la sua stessa professione medica. Si è specializzata in geriatria per dedicarsi alle persone anziane, come fece la mamma che pur essendo laureata in pediatria preferì spendere gran parte del suo tempo nella cura degli anziani.

Pietro Molla, che ha avuto il singolare privilegio di assistere alla canonizzazione della consorte in Piazza San Pietro, si commuove riandando col ricordo ai giorni felici trascorsi con lei, dal mattino del 24 settembre 1955 quando, nella basilica di Magenta, portò all'altare la trentatreenne Gianna, che segnò l'avvio a una convivenza del tutto normale, - se commisurata alla routine quotidiana della coppia all'interno delle pareti domestiche - ma “in un succedersi di gioie ineffabili - precisa però il marito - con i nostri meravigliosi bambini, di serenità luminosa, di trepidazioni e di sofferenze, fino al mattino di quel sabato 28 aprile 1962 che vide Gianna salire al Cielo... Ma Gesù ci ha ridonato una sposa e una mamma santa per i nostri figli e per il mondo intero”. È pur vero che le montagne più lontane sono quelle più azzurre, come dice il solito proverbio cinese, tuttavia nella vicenda umana e spirituale di questa eletta famigliola l'azzurro della serenità non fu mai offuscato, ne da vicino ne da lontano.

Le premesse alla vita coniugale erano buone. Gianna, al contrario di molte ragazze giunte in vista del sospirato traguardo delle nozze, usava parole insolite nel vocabolario degli innamorati per sussurrare al promesso sposo la sua felicità: "È proprio vero - si legge in una sua letterina scritta alla vigilia del matrimonio - che l'amore è il sentimento più bello che il Signore ha posto nell'animo degli uomini. E noi ci vorremmo sempre bene come ora, mio caro Pietro". Il miracolo economico dell'ltalia negli anni Cinquanta è stato fatto anche da brave ragazze come Gianna che hanno saputo gettare le fondamenta della famiglia sulle solide basi dell'amore cristiano, premettendo il primato di Dio alla stessa scelta dell'amore.

La sua immagine, posta sul frontale della basilica vaticana accanto a quella degli altri nuovi santi (don Luigi Orione, padre Annibale di Francia, Paola Elisabetta Cerioli, lo spagnolo padre Josep Manyanet e il monaco libanese Al-Hardini) ha suscitato un moto di simpatia per il fatto che Gianna - una laica tra cinque religiosi - era la prima madre a essere canonizzata negli ultimi cinquant'anni. Come lei anche Paola Elisabetta Cerioli (1816-1865) passò attraverso l'esperienza del matrimonio e della maternità. E come Gianna ebbe quattro figli, poi alla morte del marito e dei figli poté abbracciare la vita religiosa fondando l'Istituto della Sacra Famiglia.

Anche Gianna - racconta la sorella Virginia, suora canossiana, ultima dei tredici figli dei coniugi Beretta – aveva manifestato il desiderio di abbracciare la vita religiosa, attirata dalla vita missionaria, magari aggregandosi al fratello Alberto, missionario in Brasile. Ma il Signore, attraverso le circostanze della vita, le indicava la strada del matrimonio.

Gianna aveva militato fin da giovinetta nelle file dell'Azione cattolica, e quanto fosse lo zelo profuso in questo apostolato lo possiamo dedurre da alcune frasi pronunciate in una sua conferenza tenuta nel 1946 alle sue giovani: "La carità è il granello di senape che Dio seminò nei nostri cuori ed è il lievito che egli pose nella nostra anima quando fummo battezzati... Dio ha acceso la fiamma, noi dobbiamo alimentarla. La grazia è per la carità come il fuoco è per il calore. Quanto più il fuoco è acceso tanto maggiore è il calore che da esso si effonde".

Nei sette anni di vita coniugale, unì agli impegni familiari quelli professionali con totale e identica dedizione, senza concedersi soste, tolte le brevi vacanze in montagna per ritemprarsi dalle quotidiane fatiche, insieme al marito e ai tre bambini. La quarta, quella che porta il suo nome, non poté condividere la piacevole compagnia poiché la mamma era volata in Cielo poco dopo averla messa al mondo. Oggi Gianna Emanuela ha intrapreso la stessa professione medica esercitata con spirito di vera vocazione dalla mamma santa: "Sento in me la forza e il coraggio di vivere - ha detto - sento che la vita mi sorride e desidero essere per la mamma motivo di orgoglio, dedicando la mia vita alla cura degli anziani, i suoi malati prediletti. Credo che ne sarà felice".

Vita e virtù di una moglie cristiana

Gianna Beretta nacque a Magenta i14 ottobre 1922, decima di tredici figli, una famiglia formata alla scuola di genitori esemplari che diedero tre figli alla Chiesa: Enrico, missionario cappuccino, che assunse il nome di padre Alberto; Giuseppe, sacerdote diocesano a Bergamo e Virginia, suora canossiana, missionaria in India. Giuseppe e Virginia, i due tuttora viventi, ebbero la gioia di assistere nel 2004 alla canonizzazione della mamma.

Nel 1937 la famiglia da Magenta si trasferì a Genova, e qui Gianna frequentò il liceo. Tornata a Magenta, lei e la sorella più giovane si iscrissero alla facoltà di medicina. Gianna dopo la laurea si specializzò in pediatria, preferendo tuttavia dedicarsi alla cura degli anziani.

Dal suo matrimonio, celebrato a Magenta il 24 settembre 1955, con l'ingegner Pietro Molla, nacquero quattro figli: Pierluigi (1956), Maria Zita (1957), Laura Enrica (1959) e Gianna Emanuela (1962). "Ha vissuto il matrimonio - ha detto suor Virginia - secondo il criterio di Dio, amando e rispettando il Vangelo della Famiglia e aprendosi alla vita con generosità, con gioia e semplicità". Durante l'ultima gravidanza le fu diagnosticato un fibroma all'utero; accettò di essere operata ma non di interrompere la gravidanza, disposta a correre il rischio di una morte prematura.

Morì infatti, a causa di una peritonite settica, il 28 aprile 1962, sette giorni dopo aver messo al mondo la figlia Gianna Emanuela. “Sapessi quale conforto ho ricevuto baciando il tuo Crocifisso!” - mormorò alla sorella poco prima di spegnersi - “Oh, se non ci fosse Gesù che ci consola in certi momenti!…”.
Proclamata beata da Giovanni Paolo II ne1 1994, dieci anni dopo dallo stesso pontefice venne canonizzata. Era il 16 maggio 2004.






Per chi desidera conoscere di più di questa Santa suggerisco il sito della Fondazione Santa Gianna Beretta Molla www.giannaberettamolla.org (NdW)




(*) di Mario Sgarbossa, pubblicato su "La santa crociata in onore di San Giuseppe"