La storia della Parrocchia   

L’opera Giuseppina di Milano ha avuto i suoi precursori. Già nel 1938 il Padre Antonio Pangrazio ed il Padre Claudio Domeniconi espressamente mandati dai Superiori, dietro richiesta del Cardinale, per iniziare un’Opera nella capitale lombarda, si stabilivano nel Pensionato Universitario di Via Botticelli. Mentre attendevano a diverse mansioni apostoliche, divenivano il felice seppur  laborioso tramite fra la Congregazione e l’eminentissimo Arcivescovo, tramite che nel 1940 si concludeva con l’accettazione della costituenda Parrocchia al Lorenteggio.

Non poteva assolutamente mancare il loro nome in questa storia della Parrocchia. La missione introduttiva da loro svolta fu importantissima.

15 Dicembre 1940

Inizio della Parrocchia come Delegazione Vescovile

26 Ottobre 1941

Benedizione della Chiesa provvisoria, per mani di Sua Em. Il Card. Ildefonso Schuster

10 Dicembre 1941

Arrivo delle prime Suore

18 Dicembre 1943

Prima Visita Pastorale

10 Gennaio 1944

Inizio della Scuola Elementare

19 Maggio 1944

Proclamazione della Parrocchia Prepositurale. Primo Prevosto il Padre Giacomo Velo

Agosto 1944

Si formano i “Quadri dell’Azione Cattolica”

Ottobre 1946

La Scuola Elementare Murialdo raggiunge il migliaio di alunni

15 Agosto 1959

Inaugurazione dell’Istituto “Devota Maculan”

Ottobre 1952

Inaugurazione dell’istituto Murialdo – Scuola Elementare Murialdo

Ottobre 1954

Inizio delle Scuole di Avviamento Commerciale nell’Istituto Murialdo

3 Dicembre 1955

Inaugurazione della nuova Chiesa, benedetta da Sua Em. l’arcivescovo di Milano, Mons. Giovanni Battista Montini

6 Maggio 1960

Solenne Consacrazione della nuova Chiesa per mani di Sua Em. Il Card. Giovanni Battista Montini

 

«Io penso di mandarvi in un posto dove non c'è "né loco né foco", cioè ne chiesa ne casa canonica»


 

... e nel 2004 la chiesa ha cambiato faccia!!!

 


 

 

 

 



4 Maggio 1941 - Prime Comunioni

Dopo alcuni mesi di scuola di catechismo, tenuta da don Silvio Sambugaro in un negozio vuoto di via Segneri ora farmacia, tutto era pronto per la Prima Comunione di un bel gruppo di bambine del nuovo quartiere. La cerimonia si svolgeva nella cappellina della tenuta dei signor Borasio, in fondo alla via Lorenteggio, allora isolata in mezzo alla campagna.
Il giorno stabilito, una domenica di maggio de1 1941, molto ordinata e con tanto entusiasmo ero pronta per recarmi alla cerimonia, ma non avevo fatto i conti con la pioggia che scendeva con violenza trasformando le strade non ancora asfaltate della periferia in un vero pantano.
Io guardavo con rammarico il vestitino bianco e le scarpette comperate per l'occasione, pensavo come sarei arrivata alla chiesetta e come potevo mantenere tutto in buone condizioni poichè sarebbe servito anche per le mie sorelle più piccole. La pioggia non cessava e bisognava avviarsi, il babbo mi guardò (avevo appena sette anni e non ero certamente l'immagine dell'abbondanza) si mise un paio di vecchie scarpe, si rimboccò i pantaloni e mi prese a cavalluccio sulle spalle. Per tutto il tragitto il babbo mi portò sulle spalle mentre la mamma ci seguiva cercando di ripararci con gli ombrelli.
Raggiungemmo il portico antistante la cappellina in condizioni ancora presentabili e ci unimmo a tutte le mie compagne che si erano portate gli abiti nuovi appresso e si stavano cambiando sotto il porticato e nei locali messi gentilmente a disposizione dai proprietari. L 'era della motorizzazione era ancora lontana, vedevamo l'automobile solo al cinema. Il disagio, comunque, non aveva spento il nostro fervore e la nostra allegria. Gli anni, soprattutto, non ne hanno affievolito il ricordo.

 


I capi famiglia si tassano
 

Erano trascorsi appena sei mesi dalla costituzione della nuova parrocchia e i padri Giuseppini, che avevano già dimostrato di quale spirito erano animati, inviarono la loro prima circolare a tutti i capi famiglia della parrocchia per invitarli a collaborare in tutti i modi possibili alla realizzazione del loro grande progetto. Fu così che nel giugno del 1941 nacque l' Associazione dei capi famiglia con lo scopo primario di studiare i vari problemi parrocchiali e i modi per contribuire ad un primo assestamento della parrocchia.

 Componenti del Comitato parrocchiale maschile del 1942


Nell'adunanza del 14 Agosto 1941 il primo nucleo di aderenti decise di formare un comitato e a questa proposta aderirono tutti i presenti. Il comitato si pose al lavoro con molto entusiasmo, e, nonostante le iniziali difficoltà, nel mese di marzo 1942 venne proposto e discusso uno schema di Statuto per dare all'associazione una fisionomia ben precisa e dotarla di vantaggi e di obbligazioni tali da essere accettate da tutti. In breve doveva comprendere la totalità dei capi famiglia.
Tra i vari articoli leggiamo: «Sono soci ordinari quelle persone che danno all'opera un contributo mensile di lire 5; sono soci contribuenti quelle persone che daranno un contributo mensile di lire 2». Nel primo anno di vita il numero dei soci andò gradatamente aumentando e raggiunse 600 adesioni. Nonostante i disagi della guerra l'associazione rimase sempre viva ed attiva assicurando con le offerte mensili un'entrata in grado di incrementare le opere della parrocchia.
L 'associazione fu poi rappresentata da due comitati parrocchiali composti da una trentina di soci fra donne e uomini che si radunavano spesso per studiare e decidere sul vasto lavoro religioso, sociale, economico della parrocchia. Dal giugno 1941 all'aprile 1942 il ricavato delle quote fu di lire 15961,80. Le uscite costituirono le spese per l'arredamento della chiesa e per i lavori di muratura del campanile e dell'atrio. Con il 1 luglio 1949 l'associazione iniziò una nuova amministrazione e l'offerta minima mensile venne portata a lire 20.
Da una circolare del parroco leggiamo: «Stiamo per dare inizio alle previste costruzioni: nuova chiesa parrocchiale - opere annesse - scuole elementari e professionali. Ritengo inutile dirvi, o egregi capifamiglia, quale somma di gravosi impegni stiamo affrontando. Lo facciamo con serenità e fiducia perche la nostra forza è tutta nella Provvidenza Divina sempre generosa in quelle opere che impegnano l'unione di un popolo, in dedizione di pensiero, di azione e di contributo entusiasta e concreto ad affrontare il necessario onere finanziario. Il miracolo della Provvidenza si ripeterà anche presso di noi: in questa granitica fiducia non abbiamo dubitato nell'incontrare ingenti prestiti che impegnano al versamento di forti interessi annuali, per i quali facciamo sicuro affidamento anche sulle offerte mensili dei capi-famiglia».



26 ottobre 1941 si inaugura la chiesa provvsoria

Chi non ricorda il 26 ottobre 1941? Giornata indimenticabile di fede e di amore. Per la prima volta il Pastore della Chiesa ambrosiana prendeva contatto con questa porzione del suo gregge a lui tanto cara. Si inaugurava la chiesa provvisoria di un nuovo quartiere. Finalmente Lorenteggio vedeva la sua chiesa - povera ma piena di cuore - divenuta dimora del Re del Cielo. La festa fu preceduta da un triduo di preghiere e di predicazione alle donne, ai giovani, agli uomini.
Il suono solenne delle campane chiamava al mattino, nel pomeriggio alle tre e alle cinque, alla sera e alle otto i vari gruppi di uditori e tutti corrisposero in modo consolante. Prima fra tutti furono i giovani che diedero con il loro grande entusiasmo valido aiuto di lavoro manuale, di propaganda per la buona riuscita della festa. Dentro e fuori la chiesa era un cantiere: si portava sabbia per preparare il piazzale di fianco alla chiesa, si dava termine ai lavori di decorazione, di impianto elettrico, di sistemazione dell'altare, dei confessionali ecc..., e intanto si predicava e si cantava: i giovani erano elettrizzati e attendevano la grande festa. Il sabato si ebbe a lavorare per le confessioni: dalle tre pomeridiane fino alle undici di sera! La messe era veramente copiosa. Il mattino della festa alle prime ore dell'alba le campane diedero la sveglia a tutto il quartiere.
Alle sei la chiesa era già affollata ed anche affollati i confessionali. Il cardinale Ildefonso Schuster arrivò alle 6,30 precise, accolto dal padre generale, dal padre Provinciale e dai padri della parrocchia. I cantori eseguirono in modo impeccabile l'«Ecce Sacerdos» e si iniziò la messa del Cardinale in rito ambrosiano: la chiesa ed il salone annesso erano assiepati in modo impressionante: davanti i giovani e le giovani, poi le donne e gli uomini. In cantoria i piccoli cantori preparati dal P. Bevini eseguivano mottetti con finezza ed arte, tanto che i fedeli ne erano visibilmente commossi .
Il cardinale tenne il discorso di inaugurazione con l'argomento del giorno: Cristo Re. Si vedeva che anche il cardinal Schuster era impressionato e sorpreso di tanta corrispondenza di fedeli; volle distribuire lui stesso la comunione. Da notare che partendo dall'arcivescovado disse al suo segretario di prendere una cinquantina di immaginette per quelli che avessero fatto la comunione: si ebbero 900 comunioni. Prima di partire espresse al padre Generale e agli altri padri raccolti intorno a lui la sua piena soddisfazione dicendo: «Se gli inizi sono così buoni, che sarà in seguito? Vedete che i vostri sacrifici vi hanno già dato buoni frutti! E soprattutto mi rallegro per il lavoro che avete compiuto da questa parte (e additava i giovani numerosissimi che stavano intorno a lui). Mi spiace che il tempo non mi permetta di trattenermi di più (aveva l'impegno in Duomo alle ore 8 ed erano già passate da un pezzo!). Verrò presto di nuovo a stare un po' più di tempo tra questa buona popolazione! ». E se ne partì tra gli applausi di tanta gente che gli faceva ala al suono gioioso delle campane.
Alle 8,30 celebrò la messa il Superiore Generale, P. Luigi Casaril; alle 10 il Superiore Provinciale, P. Gaspare Reale e alle 11,30 il parroco, P. Giacomo Velo. La chiesa fu sempre affollata: la Schola Cantorum, col suo infaticabile maestro, si fermò in permanenza per i mottetti e i canti. Nel pomeriggio alle 15 ci furono le funzioni per i giovani (circa 600) e alle 18 per i fedeli.
Il Padre Generale rivolse agli uni e agli altri parole di compiacimento e di lode per la corrispondenza dimostrata nella circostanza, alle cure e alle fatiche dei padri. Assicurò alla nuova parrocchia tutto il suo valido appoggio ed affetto. Calò la notte su quel giorno memorabile, ma nel cuore di tanti che lo videro, rimase indelebile il ricordo e sorse l'ansia di gustarne uno più bello quando si sarebbe inaugurata al completo la maestosa e monumentale nuova chiesa parrocchiale.
Il giorno seguente il padre Generale ed il padre Provinciale si recarono ad ossequiare e a ringraziare il cardinale Schuster. Questi tenne a rinnovare la sua piena soddisfazione e si disse sicuro che i padri Giuseppini avrebbero fatto tanto del bene alla popolazione affidata loro.


1943 - La scuola elementare e le Sorelle della Misericordia

Tra le varie attività svolte dai padri Giuseppini un posto importante occupa la scuola elementare. Fondatore ed animatore di questa fu padre Luigi Masiero. Era l'anno 1943 quando la prima attività didattica prese avvio. Furono subito istituite due classi, ma già nel 1944 la «Scuola di fortuna», come fu familiarmente chiamata, si insediava nell'ufficio di via Inganni, 4 abbandonato dagli inquilini dopo il bombardamento.
Con quelle macerie e con il lavoro manuale degli stessi padri edi persone volonterose furono costruite e attrezzate sette aule che accolsero ben presto 300 scolari al mattino e 300 scolare al pomeriggio. Tre anni dopo le aule divennero 16 e gli scolari oltre mille. Il merito, lo si è già detto, ma va ribadito, fu soprattutto di padre Masiero, direttore della scuola, «uomo dalle idee esplosive e terremoto d'azione», come fu soprannominato.
L 'iniziativa di padre Masiero fu resa possibile - e anche questo non va dimenticato - dall'apporto generoso e costruttivo delle Sorelle della Misericordia, le religiose che oggi mandano avanti l'istituto «Devota Maculan» in via Inganni, 12.

Suore pendolari

Suor Silvinda ha ricostruito la storia della presenza al Lorenteggio della sua congregazione. Vediamola perche è un ulteriore scorcio di vita di quegli anni attraverso il quale possiamo capire meglio anche il presente.
La fondazione della nostra parrocchia è datata il 15-12-1940 e le prime suore sono arrivate il 10-12-1941. In quel primo tempo esse facevano le pendolari. Venivano qui tutti i sette giorni della settimana da viale Lombardia, loro prima sede a Milano. Quella comunità si trasferì, poco dopo, in via G.B. Martini, nella parrocchia di S. M. Bianca, al Casoretto. Là si trova ancora ed è sede della nostra Casa provincializia in Milano.
Le prime due suore, pendolari, nella nostra parrocchia, diedero inizio alla scuola materna. Tenevano i bambini nel salone parrocchiale, che era un prolungamento della chiesa, di un solo piano, bassa, costruita dai soldati durante la guerra con calce e mattoni, su uno spiazzo ricavato dai terreni circostanti. Fuori, durante la messa del mattino, si sentiva il gracidio delle rane. Detta chiesa-salone, provvisoria, era situata in via A. Inganni, di fronte al caseggiato, dove abitavano i padri Giuseppini.
Nel gennaio del 1942, le due suore si stabilirono in una stanzetta in via Inganni, 6. Il 5 maggio dello stesso anno, passarono in due appartamenti delle case popolari in via Manzano, 4. I due appartamenti erano situati al pianterreno della scala L. Internamente collegati fra loro, offrivano cinque camerette più i servizi. Dovevano servire per alloggio delle suore, per la scuola Materna e per gli incontri con tanta, tanta gioventù femminile. Alla fine dello stesso mese di maggio (25-5-42) arrivò sr. Astasia Boschini, prima ed indimenticabile madre superiora, con un'altra sorella.
Le suore, allora, si occupavano oltre che della scuola materna, dell'insegnamento del catechismo nei giorni feriali e festivi, dell'assistenza della gioventù nell'oratorio, della messa e delle varie funzioni religiose. Assistevano le ragazze nelle numerose associazioni di Azione Cattolica. Aprirono pure una scuola di lavoro per ragazze piccole e grandi.
Nel 1943, il 14 febbraio, ci fu su Milano un bombardamento che colpì, in zona, il caseggiato delle case popolari di via Inganni, 4.

Il caseggiato sinistrato, nella parte meno pericolante, fu occupato dai padri Giuseppini per sistemarvi la scuola. Poi fu loro concesso per questo uso e si aprì subito una scuola di fortuna, in un primo tempo, per i ragazzi del quartiere. Le uniche scuole statali, in quel tempo, erano quelle di via Vespri Siciliani. Gli scolari accorrevano in molti. Erano sempre più numerosi. Con il consenso del Provveditore agli studi, nell'ottobre del 1943, la scuola elementare cominciò a funzionare regolarmente. Anche una suora iniziò con una prima classe elementare femminile.
Nell'ottobre del 1944 iniziarono a funzionare anche le cinque classi elementari femminili. Non conosco gli insegnanti che prestarono servizio nel primo trimestre. Noi suore, in cinque, siamo arrivate verso la fine di dicembre. lo sono arrivata a Milano precisamente il giorno 27 dicembre, con tanta neve e dopo un viaggio lungo, disagiato e pericoloso.
Sono partita da Verona al mattino con sr. loselda, su un camioncino del Corriere della Sera. In quei giorni c'erano sempre bombardamenti. Arrivati a Desenzano, è suonato l'allarme. Noi corremmo a rifugiarci proprio in un deposito di armi. Le persone ci gridarono: «Via di là, c'è pericolo». Così ci siamo infilate in una casa fino a pericolo passato. Siamo arrivate a Milano a tarda sera e qui c'era il coprifuoco. Abbiamo passato la notte nella comunità di via G.B. Martini, al mattino presto fummo accompagnate in via Manzano, 4. Qui incontrai sr . Astasia, le suore della comunità e le tre suore insegnanti giunte tre settimane prima, anche loro con mezzi di fortuna.


Gruppo di scolare posa per la foto ricordo con la propria insegnante (1946-47).

Iniziai subito il mio lavoro scolastico, in una classe quinta, formata da oltre una quarantina di ragazze che, per età, andavano dagli undici ai diciotto anni. Molte infatti, a causa della guerra e, per alcune, a causa di spostamenti da una città all'altra, non avevano potuto frequentare regolarmente la scuola. Ricordo che, finita la quinta, una scolara, Marisa, si sposò. Era direttore e organizzatore della scuola don Luigi Masiero, sacerdote molto forte e dinamico.
In un primo tempo, le classi femminili di quarta e quinta furono sistemate in un 'unica sala. Le scolare stavano sedute strette sulle panchine, attorno a due tavoli un po' grandi, su ognuno dei quali c'erano tre calamai, le due classi erano separate da una specie di parete senza porte. In quella sala eravamo nelle condizioni migliori per disturbarci a vicenda, ma noi non ci badavamo. Ci sentivamo in piena missione.
Era più preoccupante quando pioveva perche si doveva stare, in classe, con l'ombrello aperto. Si era in inverno. In un angolo della sala era stata sistemata una stufa a legna. L 'insegnante, oltre che alle scolare, doveva badare anche alla stufa che dava più spesso fumo che caldo. Siccome nei primi mesi del 1945 c'era ancora la guerra, con sconvolgimenti e resistenze varie, i bombardamenti erano frequenti. Quando suonava l'allarme, bisognava recarsi nei sotterranei del caseggiato già sinistrato e si viveva in un pericolo continuo. Avevo in classe una bambina che, in Sicilia, era stata estratta dalle macerie viva, e poi era stata portata dai parenti a Milano; quando sentiva l'allarme sbiancava tutta e tremava di paura: era molto penoso per tutti.
Sempre a scuola, quando era mezzogiorno, ogni scolara, senza spostarsi, preparava la sua tazza, le sue posate, il suo bicchiere che aveva portato da casa e li disponeva sul banco per il pasto. In ogni classe veniva portato un secchio di minestrone, una vaschetta di ceci o lenticchie, carne, pane e latte in polvere. Si serviva il tutto alle scolare, prima che se ne andassero a casa: facevano così un pasto abbondante. Forse quello era il momento più desiderato... Per molte ragazze, infatti, era l'unico pasto completo della giornata. Il pane era nero e pure la pasta e tutto veniva razionato per le famiglie; chi non poteva fare acquisti a «mercato nero» soffriva la fame.
Dopo qualche mese, visto che i disagi nelle nostre classi ed in quelle di altri erano grandi, si pensò di fare i doppi turni. In questo modo al mattino entravano nelle aule più agibili i maestri chierici con i bambini e nel pomeriggio, nelle stesse classi, entravano le suore insegnanti con le scolare. Così mi piaceva quasi di più perche la prima opera da praticante, entrando in classe, era «dar da mangiare agli affamati» poi si procedeva con il nutrimento per la mente e per il cuore.
Le scolare avevano, nelle nuove aule, tavolini biposti, piccoli, per farcene stare di più, tutti accostati. Le ragazze erano sedute dappertutto fino attorno al tavolo dell 'insegnante. Quando avevano raggiunto il loro posto era un'acrobazia spostarsi. A quel tempo, nessuna scolara girava per la classe. ..Suor Ioselda, in una di queste aulette che non doveva superare la misura di metri 5 per 6, stava con 63 scolare di terza. Aveva sistemato banchi anche in quel rientro che doveva essere stato il cucinino della famiglia che vi aveva abitato. Ma noi eravamo felici. Nulla ci pesava. Eravamo piene di giovinezza e di vitalità. Per noi era preoccupata solo la nostra Madre Vicaria. Ricordo che un giorno, venuta a trovarci, esclamò: «Misericordia! Tutti giovani». Infatti, nessuno, fra chierici e suore, compresa la superiora, superava i 28 anni. Fuori della scuola, ci si aiutava in casa a fare di tutto, sotto la guida di sr. Astasia. Nel caseggiato di via Manzano, 4, di fianco all'allora caseggiato scuola, c'è tuttora un cortile interno, dove stavano a giocare i bambini che frequentavano la scuola materna. Là le suore rompevano la legna, facevano ginnastica con le scolare, accoglievano le ragazze delle varie associazioni di A.C.. Il cortile era sempre pieno di gioventù, di gruppi intenti al lavoro, allo studio, alle ripetizioni scolastiche: il tutto senza badare a orari .
Nei locali di via Manzano, quando tutti se ne erano andati, le suore erano ormai divenute numerose: circa una dozzina, che pregavano e si dedicavano alle pratiche della loro vita religiosa. Ad una certa ora dovevano distendere le loro brandine per il riposo. Quelle più fortunate avevano il letto stabile, ma per comodino tenevano sacchi di riso o di fagioli e sotto il letto casse di patate e scatolame per la refezione dei bambini: non c'era altro posto. Persone tanto generose ci avevano fatto pervenire 18 materassi, ma non si sapeva dove metterli. Vennero sistemati in un angolo dell 'unica sala della scuola materna, che serviva di giorno da aule, refettorio, dormitorio per bambini e sala da gioco. Su quei materassi io, la sera, con una scaletta, salivo per dormirvi. Altro che principessa del pisello! E facevo tutto un sonno. All'inizio dell'anno scolastico 1945-46, per avere una stanzetta in più per le suore, io ho costruito un muro con malta e mattoni posti uno sopra l'altro, riducendo un po' la sala della scuola materna. Quel muro non è caduto!!! Quando ci penso, mi vengono ancora i brividi, adesso, sapendo che i bambini giocavano lì, lanciandosi anche contro. Quanta ingenuità nostra, ma quanta mano di Dio!
Quell'anno, è venuta a farci visita, mandata dalla Madre Generale, la M. Vicaria. Era mattina. Come è entrata nella sala, si è messa le mani in testa, esclamando: «Siete in una carovana. Dovete venire via presto da qua». Quello stesso giorno si è recata dal Cardinale Schuster per comunicargli la decisione di ritirare le suore. Egli ascoltò e poi disse: «No, la misericordia non deve lasciare Milano». Le suore rimasero. Si iniziò allora la ricerca del terreno per la costruzione.
Il Cardinale veniva spesso a far visita alla parrocchia nascente. Egli stava volentieri con i suoi «canarini», come denominava i cantori di padre Mario. Quando arrivava, faceva veramente un bagno di folla giovane. I ragazzi gli facevano sempre grande festa. Sollevavano di peso anche la sua macchina per accompagnarlo e salutarlo. Lui si intratteneva a lungo a conversare con la schiera di bambini e ragazzi più grandi. Erano sempre tanti. Non finivano mai. È venuto, una volta, anche nella cappellina delle suore. Ci passava appena. Eravamo tutte attorno all'altare piccolino; in una stanzetta di metri tre per quattro, circa. Ci ha salutato una per una e alla fine ci ha chiesto: «E come fate a sbarcare il lunario? » Era una domanda che non ci saremmo mai aspettate dal Cardinale, che noi consideravamo solo e tutto spirituale. Invece, in quell'occasione, ci ha fatto conoscere anche il suo aspetto umano e pratico della vita.
Torno all'argomento «scuola». Era il primo ottobre del 1945, primo giorno di scuola. Al mattino, tutte le classi erano schierate di fronte alla scuola, attraverso la via Manzano. Quante fossero le classi non lo saprei dire, perche, oltre alla schiera dei chierici e delle suore c'erano altri insegnanti. Dopo la preghiera insieme e le varie raccomandazioni, si iniziò la sfilata per salire nelle aule. Prima salirono i maschi, dalle prime alle quinte, seguiti dalle classi femminili, sempre dalle prime alle quinte. lo ero in fila per ultima, con la quinta, stavo vicino e nella direzione di via Inganni. Come mi avviai, fui fermata da don Luigi. Non c'erano più aule... Come fare? Pensò un momento e poi partì quasi di corsa. Dopo un istante vidi calare dalla finestra ultima, che guarda via Inganni, coperte, materassi, letto. Dopo fui invitata a salire con la classe. Aveva preparato la sua camera come aula ponendo nel mezzo due tavoli con attorno le sedie. Sono rimasta lì pochi giorni, poi ha trovato il posto anche per noi.
Quell'anno, tutte le classi frequentarono al mattino, sempre con la stufa da accendere e la refezione a mezzogiorno. A proposito di stufa, di legna e di carbone, ricordo, con poco piacere, che quando arrivavano dei carichi di legna, questi venivano versati in cortile e poi toccava alle scolare più grandi trasportarla a braccia nella cantina. A me facevano pena le bambine che dovevano sostenere quella fatica, perche le vedevo stanche. Nelle scuole in via Inganni, 4 siamo state fino al giugno de11950. Nonostante i disagi e la scarsa igiene, ci siamo trovate bene. Disagi e difficoltà erano per tutti, a quel tempo.
La vita parrocchiale era uno spettacolo di attività e di entusiasmo. C'erano file sterminate di bambini e di bambine che venivano preparati e facevano la prima Comunione e la Cresima. La domenica la chiesa era sempre molto frequentata. Nel pomeriggio si teneva l'oratorio e il catechismo: vi era sempre tanta animazione nei cortili; poi c'era, quasi tutte le domeniche, un film sulla vita dei santi o su altri argomenti edificanti. Nel mese di maggio si onorava la Madonna in forma straordinaria. Verso le 17 la chiesa si riempiva di bambini. Mezz' ora prima dell'orario, don Mario Bevini girava in bicicletta per tutte le vie del quartiere, suonando il campanello e tirandosi dietro un nuvolo di ragazzi rumorosi e allegri. Finivano tutti in chiesa ad ascoltare un lungo discorso suo o di altri sacerdoti, a pregare ed a cantare le lodi a Maria. Si viveva tutto con entusiasmo.
Nel giorno del Corpus Domini, si partecipava alla processione eucaristica cittadina con tante bàmbine biancovestite che spargevano fiori. Era una schiera molto grande quella delle bambine provenienti da tutta la città per la processione. In giugno, dopo la mietitura, ci si recava a raccogliere le spighe per ottenerne farina per le ostie. Era un altro modo per onorare l'Eucarestia. Nell'estate del 1948 fu trattato e poi acquistato il terreno per la costruzione della nostra scuola. In due anni l'edificio venne ultimato. L'inaugurazione si svolse il 15 agosto 1950.
L' anno scolastico 50-51 fu il primo passato nell'Istituto di via A. Inganni, 12, sono così più di 50 gli anni di ininterrotta presenza al Lorenteggio.


1953: nasce l'istituto Murialdo

Nel 1953 si sarebbe scritto un altro capitolo della scuola.
È in quell'anno infatti che viene inaugurato l'edificio nuovo destinato all'istruzione di scolari maschi. Lo sforzo fu notevole per l'intera congregazione dei padri Giuseppini. Se ne assunsero l'onere in prima persona padre Alberto Novarese, superiore dell'Opera Giuseppina Milanese per sei anni e l'allora superiore generale, padre Luigi Casaril. È vero che quasi contemporaneamente il Comune costruiva, all'ombra del nuovo edificio, le non meno belle scuole elementari di via dei Narcisi, 2, con capacità per 2.000 alunni. Ma appunto per questo e per gestione dello stesso Comune di Milano, l'Istituto Murialdo passava a disimpegnare una funzione ancor più importante ed elevata: la scuola Murialdo di insegnamento secondario, succursale della scuola statale di Avviamento commerciale O. Tabacchi.